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Il rapper di Los Angeles Fenix Flexin ha smesso di negare che l'AI abbia generato il suo singolo Billboard Hot 100 «Rubberz», concedendo di fatto ciò che il classificatore musicale open-source di Treblo aveva già confermato: il brano synth-pop anni '80 è stato creato con uno strumento di AI.
Punti chiave
«Rubberz» di Fenix Flexin ha raggiunto la posizione #58 della Billboard Hot 100 mentre ascoltatori e industria musicale dibattevano se fosse generata dall'AI.
Il produttore Medasin ha dichiarato pubblicamente che il brano è stato realizzato con Treblo (ex Sonauto), una piattaforma di generazione musicale basata su AI.
Treblo ha rilasciato un rilevatore AI open-source che ha identificato «Rubberz» come generata dal proprio strumento, fornendo una conferma tecnica.
Flexin aveva precedentemente affermato che l'AI non aveva «nulla a che fare con il processo di registrazione»; da allora ha risposto a dei post dichiarando di non aver «mai detto di non aver usato l'AI».
Le major discografiche hanno separatamente proposto di vietare ai brani generati dall'AI di essere eleggibili per le classifiche, rendendo questo caso un test concreto di quel dibattito.
Da una smentita netta a una silenziosa retromarcia
La vicenda si è sviluppata per gradi. Flexin inizialmente aveva eluso la questione, dicendo ai fan che il brano non aveva «nulla a che fare con il processo di registrazione» e che lui «non sapeva nemmeno cos'era l'app». Quella formulazione — l'AI ha toccato la produzione, non la registrazione — gli lasciava una via d'uscita stretta. Ma secondo The Verge, ha ora risposto a dei post che lo spingevano ad ammettere il coinvolgimento dell'AI dichiarando di non aver «mai detto di non aver usato l'AI» — una formulazione che chiude la porta alla smentita senza essere del tutto una confessione.
Fenix Flexin risponde a un post: 'never said I didn't use AI, i said it had nun to do w recording process.'
Il caso tecnico era già chiuso. Treblo ha rilasciato un classificatore open-source addestrato a rilevare i brani prodotti con il proprio generatore, e ha segnalato «Rubberz» come corrispondente — una mossa autoincriminante che ha fornito alla storia le prove concrete. Il produttore Medasin aveva pubblicato video con la stessa affermazione, ma l'accusa di uno sviluppatore e un rilevatore costruito dalla stessa azienda dello strumento accusato hanno un peso diverso.
La copertina apparentemente generata dall'AI di 'Rubberz' di Fenix Flexin.
Cosa significa davvero il posizionamento in classifica
Il fatto che «Rubberz» abbia raggiunto la posizione #58 della Hot 100 è il motivo per cui questo caso va oltre il gossip rap. Un brano interamente generato dall'AI — se è questo ciò che è — che entra nella top 60 rappresenta il primo vero test concreto di una domanda su cui l'industria discuteva in astratto. Universal Music Group, Sony Music e Warner Music Group hanno proposto di escludere i brani generati dall'AI dall'eleggibilità alle classifiche, e «Rubberz» è ora il principale esempio A in quel dibattito.
Per i creator che lavorano con strumenti di AI musicale — o che sperimentano la produzione assistita dall'AI accanto a performance umane — la linea che Flexin ha cercato di tracciare (l'AI nella catena di produzione, l'essere umano in sala di registrazione) è esattamente la distinzione che la proposta delle major dovrebbe definire. Se le regole delle classifiche richiedessero in futuro la divulgazione o vietassero direttamente gli stem generati dall'AI, ogni produttore che utilizza strumenti come Treblo, Suno o Udio dovrebbe sapere dove si trova quella linea. Suno si è già mossa verso la filigrana digitale dell'audio generato dall'AI e la limitazione dei download per contrastare gli abusi; lo strumento di auto-rilevamento di Treblo indica un futuro in cui la provenienza dell'AI è tecnicamente verificabile, che gli artisti la dichiarino o meno.
La parte più significativa di questa storia non è il rapper — è il precedente stabilito da Treblo con il rilascio di un classificatore in grado di identificare il proprio output. Si tratta di un cambiamento importante. Una volta che le piattaforme di musica AI incorporeranno di routine firme rilevabili nel loro output (volontariamente o sotto pressione normativa), la difesa del «non sapevo cos'era l'app» svanirà.
I creator che utilizzano strumenti di generazione AI per musica, immagini o video dovrebbero dare per scontato che il rilevamento della provenienza arriverà in ogni medium. Le norme sulla trasparenza dell'AI Act dell'UE, ora in vigore, richiedono già la divulgazione dei contenuti generati dall'AI in contesti regolamentati — uno strato legale che si sovrappone a quello tecnico. Il caso Flexin illustra quanto rapidamente una smentita morbida crolli quando lo strumento che ha creato il contenuto è in grado di identificare se stesso.